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Appendix I—
Librettos

1. PIO ENEA DEGLI OBIZZI , Ermiona (Padua: Frambotto, 1638)

Giravano d'intorno intorno cinque file di loggie l'una sopraposta all'altra con parapetti avanti à balaustri di marmo, distinguevano gli Spazi commodi à sedeci spettatori alcuni tramezi, che terminavano nella parte esterlore à forgia di colonne, dove si sporgevano in fuore braccia di legno innargentate, che sostenevano i doppieri, ch'illuminavano il Teatro. Le due più alte, e più lontane file erano ripiene di cittadinanza, nella terza sedevano i signori Scolari, e i nobill stranieri, il secondo come luogo più degno era dei Sig. Rettori e de' Nobili veneti, e nel primo se ne stavano le gentildonne, e i principali gentilhuomini della città. (description by Nicolò Enea Bartolini, p. 8)

2. BENEDETTO FERRARI , Andromeda (Bariletti, 6 May 1637)

a. A Gloria de' Signori Musici ch'al numero di sei (coll'Autore collegati) hanno con gran magnificenza, ed' esquisitezza, à tutte loro spese, e di qualche consideratione, rappresentata l'Andromeda, e per gusto non meno, di chi non l'hà veduta, hò stimato cosa convenevole il farne un breve racconto in questa forma.

b. Sparita la Tenda si vide la Scena tutta mare; con una lontananza così artifitiosa d'acque, e di scogli, che la naturalezza, di quella (ancor che finta) movea dubbio a' Riguardanti, se vera-mente fossero in un Teatro, ò in una spiaggia di mare effettiva. (printer's preface, pp. 5-6)

3. FERRARI , La maga fulminata (Bariletti, 6 February 1638)

a. E' da lei stata goduta, & applaudita nel Theatro; non fia per dispiacerle nel Gabinetto. Bella Dama alletta in publico, diletta in privato. Già presentai all'Eccellenza Vostra canorii tributi della mia riverente servitù; hora glieli porgo poetici; perch'io voglio, ch'il mio ossequio verso di lei gareggi di durabilità con gli anni; e (semi fosse concesso) lo vorrei addottare per figlio all'Eternità. (dedication)

b. Se l'Andromeda, del Signor Benedetto Ferrari l'anno adietro rappresentata in Musica dilettò in estremo, il presente Anno, la sua Maga fulminata hà fulminato gli animi di meraviglia. Non contento d'haver addolcite l'onde dell'Adria col non più inteso suono della sua dolcissima Tiorba, con i concerti delicatissimi di doi volumi di Musica da lui fatti stampare, n hà voluto anco far d'oro questo clima con i caratteri oscuri d'una penna. A me toccò di dare alle Stampe la sua Andromeda, resto honorato non meno della sua Maga, laquale è stata prima stampata ne' cori, che sù le carte. Accoglietela, Lettori, come nobilissimo parto uscito da Autore insigne, quale hà potuto del suo, e con quello di cinque soli Musici Compagni con spesa, non più, di due mila scudi, rapir gli animi à gli Ascoltanti colla reale rappresentatione di quella; operationi simili à Prencipi costano infinito danaro. In oltre, ove s'è trovato à tempi nostri privato Virtuoso, à cui sia dato l'animo, di porre le mani in tali funtioni, e riuscirne con honore, come hà fatto egli la cui gloria, e de' Compagni, il grido universale della Serenissima Città di Venetia applaude? Accogliete non meno intanto l'intentione mia, qual'è di giovarvi, e dilettarvi, col porgervi in dono, col mezo delle mie Stampe, le fatiche illustri, di così nobile Virtuoso, e col discrivervi la musicale rappresentatione, dell'Opera, la quale seguitò in questa guisa. (printer's preface, p. 5)


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4. FERRARI , Il principe giardiniero (Salis, 30 December 1643)

Argomento e scenario

Benche veterano nei Scenici Componimenti, la finezza del secolo m'afflige, la partialità mi tormenta; mà la Virtù finalmente è un Sole, che per nubi di passione, ch'ella habbia intorno non cessa di risplendere. Hoggidì l'Orchestre musicali atterriscono i più canori Cigni; e le Sirene vi si bramano angeliche, ne più maritime. . . . Colla solita vostra benignità scusate i difetti del mio Giardiniero, della mia Musica, e della mir Tiorba. (preface, p. 4)

5. FERRARI , Il pastor regio (Bologna: Monti & Zenero, 18 May 1641)

a. Io più per gusto di servire chi comandare mi poteva che per capriccio di poetare, fabbricai per musica cinque opere rappresentate tutte con Apparato Regio su le famose piagge dell'Adri-atico ove per emularmi sono poi suscitate pih Opere, che involontari quali, s'altro di buon non hanno, non hanno almeno, com'alcuni, il crine posticcio, d'argomento tolto alle carte Greche o Latine ne il viso bellettato di concetti stiracchiati o delle frasi pedagoghe. Non mi curo d'essere Poeta, ma professo d'esser buon Musico, e di conoscere quale Poesia meglio alla musica s'adatti. S'io prendo una Tiorba in mano, sento d'havere una qualità, che mi pub rendere singolare, e tanto mi basta.

b. Dovendosi nel Teatro dell'Ill. Sig. Guastavillani in Bologna rappresentarsi in musica la mia Maga Fulminata, eil mio Pastor Regio, mi convenne, à compiacimento de gl'amici & per il ghiribizzo d'alcuni Musici, che mai si contentano, aggiungere, e levare qualche cosa all'Opra, onde non ti maravigliare se le troverai alquanto varie dalla prima lor impresslone di Venetia. (preface)

6. OTTAVIO RINUCCINI , Arianna (Venice: Bariletti, 1640)

a. Hora dunque che l'Arianna, Componimento, che fra' Drammatici hà riportati i primi vanti da' Theatri Italiani, ritorna à veder le Scene in Venetia, per opra del Signor Claudio Monte Verdi, celebratissimo Apollo del secolo, e prima Intelligenza del Cielo armonico, prendo occasione di non tenerle i miei più lungamente celati; ma con offerirla al Nome di V.S. di manifestargli al Mondo per mezzo della sua nuova ristampa. (printer's dedication, pp. 5-6)

b. Sonetto del Signor Benedetto Ferrari dalla Tiorba al Sig. Claudio Monteverdi Oracolo della Musica:

Questo bel Monte sempre verde, e molle
Orna dell'ampia terra ogni confine;
Non di pompe selvagge onusto il crine,
Ma di glorie canore al Cielo estolle.

É di lui men famoso Ischia che bolle,
E fiamme scaglia dale nevi alpine;
Meraviglie gentili, e peregrine!
Vile app6 lui è de le muse il colle.

Non per altro esce il Sol dall'orizonte,
Che per furar à le sue cime belle
Raggi da farsi un diadema al fronte;

S'avvien che Aegra i figli rinovelle,
Colla sola armonia di questo Monte
Foran possenti ad'espugnar le stelle. (pp. 8-9)

7. [GIACOMO BADOARO ], Il ritorno d'Ulisse in patria (MS libretto [1640])

a. L'Auttore Al molt'Illre et molto Reverendo Sigr . Claudio Monte Verde Gran Maestro di


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Musica: Non per farmi concorrente di quelli ingegni, che ne gli anni adesso hanno publicato le loro compositioni ne Veneti Teatri, mà per eccitare la virtù di V.S. a far conoscer a questa Città che nel calore degl'affetti vi è gran differenza da un sol vero à un sol dipinto. Mi diedi da principio a cornpore il ritorno d'Ulisse in Patria le amabilissime lusinghi delli Illmi Sigri Pietro Loredano et Gasparo Malipiero. . . .

b. Ad ogni modo il mondo sà che la mia penna combatte per vincer l'otio e non per gua-dagnar gloria.

c. Hora veduta à rappresentar l'opera dieci volte sempre con eguale concorso della Città convengo affermativamente, et vivamente affermare, cheil mio Ulisse è più obbligato a V.S. che non fu il vero Ulisse alla sempre Gratiosa Minerva. . . . Ammiriamo con grandissima maraviglia i concetti cosi pieni, non senza qualche conturbatione, mentre non sò più conoscere per mia quest'opera. (author's prefatory letter, I-Vmc, Cod. Cicogna 546, transcribed in Wolfgang Osthoff, "Zu den Quellen von Monteverdis Ritorno di Ulisse in patria," Studien zur Musikwissenschaft 23 [1956]: 73-74)

8. [BADOARO ] L'assicurato academico Incognito, Ulisse errante (Pinelli, 1644)

a. A1 Signor Michel'Angelo Torcigliani: . . . Feci già molti anni rappresentare il ritorno d'Ulisse in Patria, Dramma cavato di punto da Homero, e raccordato per ottimo da Aristotile nella sua Poetica, e pur'anco all'hora udij abbaiar qualche cane, ma io non fui però tardo risentirmene co' sassi alle mani. Hora fò vedere l'Ulisse Errante, ch'è in sostanza dodici libri dell'Odissea d'Homero: in parte hò diminuiti gli Episodii, in parte hò aggrandito il soggetto con inventioni per quanto mi parve il bisogno, non dilungandomi però nell'essenza dalla rappresen-tata Historia.

b. Se dirà alcuno, che non era soggetto da portarsi in Scena, io dirò di sì sperando che tosto udito che l'habbia, sia per cangiarsi d'opinione. Se dirà, che sono più Attioni, io dirò, che l'hò detto prima di lui, e ciò potrassi agevolmente vedere nelle divisioni di esse, che à questo effetto io gliele mando quì occluse. In riguardo agli accidenti, che occorrono viaggiando ad Ulisse, sono, è veto, più attioni; ma in riguardo alla intentione del Viatore, che è di girne in Patria, non è che una sola. (pp. 6-7)

c. La Favola . . . vuol esser'una unius . Una dunque è la mia Favola, perche d'unità materiale è sempre Ulisse, d'Unità formale è sempre errore: nè i molti errori fanno molte favole, ma molte parti di favola, che la costitusicono attione tutta una, e grande, come ricerca Aristotele.

d. Se queste ragioni piacciono, s'accettino: se nò, dicasi c'hò voluto rappresentare gli accidenti più gravi, occorsi ad Ulisse nel gir'in Patria. Quelli, che di propria inventione si fabricano i soggetti, fanno ottimamente à camminare con la puntuale osservatione delle regole; poiche stando ad essi la eletta, prudentemente operano, se vanno con la commune: ma chi s'obliga all'Individuo d'una Historia non puo assumerla senza la particolarità di quegli accidenti, che necessariamente la accompagna. (pp. 7-8)

e. Quest'Opera portava necessariamente l'uscir delle regole, io non lo tengo per errore, e s'altri put vuole, ch'egli sia, sarà errore di voluntà, non d'inavvertenza. . . .

f. Se vorrà affermar un bell'Ingegno . . . cheil soggetto è più da Epopeia, che da Tragedia, io le dico, che chi vorrà leggerlo in Epopeia anderà nell'Odissea d'Homero, e chi vorrà sentirlo in Tragedia, venirà nel Theatro dell'Illustrissimo Signor Giovanni Grimani, dove in poco tempo, e con minor fatica lo vedrà più pomposo comparire sopra le Scene. (pp. 9-10)

g. Per il tempo, che deve misurare il soggetto, volleto alcuni concedere otto hore, e non più, altri un giro di Sole, alcuni due giorni, altri tre, e pure queste incerte regole non sono state sempre osservate da Eschilo, da Euripide, e da Sofocle, mentre in alcuni loro soggetti scorrono i mesi, e gli anni; altri dissero, che bastara assai, che la Favola potesse essere abbracciata da un riffesso di memoria senza fatica, & a quest'opinione io potrei appigliarmi. Non sono poi permanenti i Precetti della Poetica, perche le Mutationi de' Secoli fanno nascer la diversità del comporre.


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h. . . . la Tragedia ne' suoi primi giorni era recitata dal Poeta solo tinto il volto delle vinaccie; dipoi v'introdussero i Personaggi, e le Maschere, indi vi aggiunsero i Chori, la Musica, i Suoni, le mutationi de Scena, in luogo de' Chori i Balli, e forse per l'avvenire col cambiare dell'età vedranno i nostri Posteri introdotte nuove forme.

i. Erano in queste detestate una volta le variationi di loco, & al presente per dare sodisfattione all'occhio, pare precetto ciò che all'hora era prohibito, inventandosi ogni giorno maggior numero di cambiamenti di Scene;

j. niente si cura al presente per accrescer diletto agli Spettatori il dar luogo a qualche inverisimile, che non diturpi la Attione: onde vedemo, che per dar più tempo alle Mutationi delle Scene, habbiamo introdotta la musica, nella quale non possiamo fuggire un'inverosimile, che gli huomini trattino i loro più importanti negotij cantando; in oltre per godere ne' Theatri ogni sorte di Musica, si costumano concerti a due, tre, e più, dove nasce un'altro inverisimile, che essi favellando insieme possano impensatamente incontrarsi à dire le medesime cose. Non è dunque ma-raviglia, se obligandoci noi al diletto del Genio presente, ci siamo con ragione slontanati dall'antiche regole. (pp. 10-12)

k. In ogni tempo si è veduta aperta la strada dell'inventare, non tenendo noi altro obligo circa i precetti degli Antichi, che di saperli. (p. 13)

l. Fù il Ritorno d'Ulisse in Patria decorato dalla Musica del Signor Claudio Monteverde soggetto di tutta fama, e perpetuità di nome, hora mancherà questo condimento; poiche è andato il Gran Maestro ad intuonar la Musica degli Angeli à Dio. Si goderanno in sua vece le gloriose fatiche del Signor Francesco Sacrati, e ben'era di dovere, che per veder gli splendori di questa Luna, tramontasse prima quel Sole. (author's prefatory letter, pp. 16-17)

m. La prova mi fà conoscer per vero, che spesso i favori accrescono l'ardire in chili riceve; Io hebbi dalla mano dell'Auttore l'Ulisse Errante con privilegiata auttorità di farlo stampare in grande con le figure doppò fornite le recite, & ciò intrapresi per hayer occasione di mostrar al mondo quelle fatiche, che hò io incontrate per ben servire à questi Cavalieri.

n. . . . è nato in mè nuovo ardire di farla anco stampar in questa forma per incontrar la sodisfatione di quelli, che godono più simili cose, quando sieno accompagnate dalla lettura. (Torelli's preface, pp. 19-20)

9. ANON ., Argomento et scenario delle nozze d'Enea in Lavinia (printer not named, 1640) Lettera dell'auttore ad alcuni suoi amici:

a. Già s'avicina il finir dell'anno, che fù la prima volta recitata la bellissima Tragedia del ritorno d'Ulisse in patria del nostro Illustrissimo, & virtuosissimo amico. (p. 1)

b. Ma come sia vero, che la Tragedia d'esito lugubre sia migliore dell'altra, non è però, ch'anco questa [tragedia "di lieto fine"] non sia atta all'eccitamento delle passioni; partorendo ella poi il diletto maggiore, il quale se non è il fin principale, come l'utile dovuto alla Poesia, deve tuttavia dal Poeta esser molto ricercato; massime così richiedendo la conditione de tempi, à quali si sono sempre li Poeti grandemente accomodati.

c. . . . Io per accomodarmi al gusto corrente, mi son eletto più tosto Tragedia di lieto fine, ch'altrimenti, aggiungendosi che dovendo ella cantarsi, e non semplicemente esser recitata più mi parve propria in si fatto modo, non già, ch'io non sappi ch'anticamente anco le malinconiche tragedie erano cantate, e per lo meno la parte corica, ma certo è, che un tal uso s'andò tralasciando, in modo, ch'anco alle liete parve che la melodica fosse restara solo per un così fatto estrinseco ornamento. (pp. 4-5)

d. Quant'al loco dove per me havrei eletta una Città, ò una parte d'essa come fanno li buoni tragici & amici antichi, e moderni, per dilettar nondimeno li spettatori con le variationi mi son preso una poca parte del Latio picciola portione d'Italia, perche si mostri or in Reggia, or in boscareccia, & in altro modo, che portano l'occasioni. Ma quanto al tempo non hò voluto dipartirmi dalla Regola tante volte commandata, dal maestro del vero sapere, che statuisce alia Tragedia lo spatio d'una giornata, ò poco più. (p. 6)


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e. Mi son servito di costui [Numano, nominato da Virgilio forte] come di persona giocosa, non trovando nell'Autore altri più h proposito, & sapendo l'umore di molti Spettatori, a' quali più piacciono così fatti scherzi, che le cose serie, come vediamo l'Iro dell'amico hayer maravi-gliosamente dilettato, al qual genere di personaggio io veramente in altra Tragedia non havrei dato luogo.

f. Et così per accomodarmi alle persone, & à gli affetti, che devono da loro esprimersi, mi son servito di più metri di versi, com' à dire dando lo sdrucciole [sic ] à persone basse, & il breve, e tronco ad adirati, ben sapendo che gli buoni tragici toscani non hanno usato altro, che l'epmsillabo [sic ], Endeca sillabo, & tal volta il pentasillabo, se bene, c'havendo gli antichi Greci, & Latini nelle lor Tragedie adoperati, oltre il Iambo, il trimeno, tetrameno, & altri, io non sò perchànoi sia prohibito almeno ne così il essiliabo [sic ], & optosillabo: oltre che alle Tragedie musicali si deve quella licenza, che non hanno l'altre semplicemente rappresentate. (pp. 18-19)

g. Io [ho] schifati li pensieri & concetti tolti di lontano, & più tosto atteso à gli affetti, come vuole il Signor Monteverde, al quale per compiacere hò anco mutate, & lasciate molte cose di quelle, ch'io havea poste prima. (pp. 19-20)

h. Il Coro poi era parte integrale delle vecchie Tragedie, entrando non solo come personaggio, mà cantando principalmente tra Atto; e Atto con gesti, e saltationi, e con quei cosi fatti gemiti, & eiulati. Mà nelle moderne è fatto men considerabile, vedendosi in alcune per poco più, che per partimento de gli Atti. Io come hò introdotti anco più Cori nel mezo de medesimi Atti, cosi non me ne son valso nel fine di loro,

i. perch'essendo cantata tutta la Tragedia, cantando anco il Coro riuscirebbe di troppo tedio, onde per appagar più li Spettatori con le variationi si sono introdotti balli, in certo modo dalla favola scaturienti, come ancora gli antichi Cori ballavano al canto del tetrametro; verso appropriatissimo à moti del corpo.

j. Et se bene modernamente si usa il divider anco le cose recitate in tre Atti, à me è più piacciuto il far ciò in cinque, perche con più posate possano li Spettatori respirare dalla fatica della mente in tenet dietro ad una serie d'accidenti rappresentati, al qual fine fù ritrovato un cosí fatto spartimento. Et anco per accomodar almeno in apparenza il tempo dell'imitatione à quella della cosa imitata. Perciòche essendo lo spatio dell'attione un giorno, tanto à punto parerebbe, che dovesse durar la rappresentatione, mà perchè ciò riuscirebbe con troppo incommodo, & tedio de Spettatori, perciò si divide la medesima attione in Atti, perche trà l'uno, e l'altro si presupponga correr più tempo di quello, che corre, si che in tutto si giunga allo spatio della giornata. (pp. 21-22)

k. Prende il medesimo Himeneo occasione di ritoccar l'origine, & grandezza di Roma . . . & poi il nascimento della nostra Venetia, non certo di soverchio lontano, & con sforzato stiramento, essendo che questa nobilissima Città all'hora cominciò, che si vide cader Roma sotto il giogo de Barbari, li quali invadendo l'Italia, spinsero molti suoi abitanti non mica ignobili per sottrarsi al loro furore à ricoverare in queste Lacune, dando in sì fatto modo principio alla Città . . . che co'l valore de nostri padri pervenne alia grandezza, in cui la miriamo. (author's prefatory letter, pp. 23-24)

l. Himeneo . . . con Venere, & Giunone . . . congiunge li Sposi felici presagiendo di tal maritaggio le grandezze di Roma, & la nascita, & maraviglia della Città di Venetia. Qui restando terminata l'opera. (scenario, p. 36)

10. GIAN FRANCESCO BUSENELLO , Gli amori di Apollo e di Dafne (1640), Delle hore ociose (Giuliani, 1656)

Le altre cose nel presente Drama sono Episodii intrecciati nel modo che vederai; & se per aventura qualche ingegno considerasse divisa l'unità della Favola per la duplicità degl'Amori, cioè d'Apollo, e Dafne; di Titone, e dell'Aurora; di Cefalo, e di Procri, si compiaccia raccordarsi, che queste intrecciature non disfanno l'unità; mà l'adornano, e si rammenti, cheil Cavalier Guarino nel Pastor Fido non pretese duplicità d'Amori, cioè trà Mirtillo, & Amarilli, e trà Silvio, e


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Dorinda; ma fece, che gli Amori di Dorinda, e di Silvio servissero d'ornamento alla Favola sua. (argomento, pp. 6-7)

11. BUSENELLO , Didone (1641), Delle hore ociose (Giuliani, 1656)

a. Quest'Opera sente delle opinioni moderne. Non è fatta al prescritto delle Antiche regole: mà all'usanza Spagnuola rappresenta gl'anni, & non le hore.

b. . . . E perche secondo le buone Dottrine è lecito ai Poeti non solo alterare le Favole, mà le Istorie ancora: Didone prende per marito Iarba. E se fù Anacronismo famoso in Virgilio, che Didone non per Sicheo suo Marito, mà per Enea perdesse la vita, potranno toilerare i grandi ingegni, che quì segua un matrimonio diverso e dalle favole, e dalle Istorie. Chi scrive sodisfa al genio, e per schiffare il fine tragico della morte di Didone sì e introdotto l'accasamento predetto con Iarba. Quì non occorre rammemorare agl'huomini intendenti come i Poeti migliori habbiano rappresentate le cose à modo loro, sono aperti i Libri, & non è forestiera in questo Mondo la eruditione. (argomento, pp. 3-4)

12. BUSENELLO , La prosperità infelice di Giulio Cesare ditattore (?1646), Delle hore ociose (Giuliani, 1656)

a. Se gli Atti sono cinque, e non trè, rammentati, che tutti i Drami antichi, e particolarmente le Tragedie di Seneca sono distinte in cinque Atti. Nè ti paia strano la mutatione de' luoghi, perche chi scrive non crede far peccato se scrive à modo suo.

b. E chi gode di farsi schiavo delle regole antiche habbia le sue sodisfattioni in Plenilunio. . . .

c. Bisogna in qualche parte dilettare i gusti correnti, ricordandoti sempre della lode, che diede Tacito à Seneca, cioè che haveva un' ingegno fatto à posta per i gusti di quei tempi. (preface, pp. 3-4)

d. Qui gl'Anni vederete / Epilogati in hore, . . . / Chi fia mai, che dissenta / Se una notte canora à voi discopre / Di mille giorni l'occorrenze, e l'opre? / . . . Et io per apportar diletto à vol / Discepoli d'Alcide, anzi Maestri, / Con arte lusinghiera / Più d'un anno hò racchiuso entro una sera: / Senza adoptare ò Corridori, ò Navi, / Senza seggio mutar discoprirete / Thessaglia, Lesbo, il Faro, Egitto, e Roma. (prologue)

e.

 

LIBERTÀ :

Verso l'Eccelse cime / Dell'Olimpo sublime, / Mal trattata da Roma io mi rivolgo, / Perchè chiari preveggo i danni miei, / Nè sò quando il destin mandarà i giorni, / Che in terra ad habitar sicura io torni.

NETTUNO :

Fermati Libertà, / Tuo soggiorno sarà / Una Cittade gloriosa, e grande, / Che Vergine, & invitta/L'onda per base havrà, per tetto il Cielo. /Quivi tu vederai / Diviso in mille teste / L'unico dell' Impero, / Venetia sara detta / Questa Città suprema e trionfante, / Che rendera famose / Le Adriatiche sponde; / Ristretto de stupori, / Ritratto delle sfere, / Epilogo del Mondo, / Ricco Empireo dell'arti, / Compendio di Natura, / E del grand'Universo abbreviatura. / Forte, libera, giusta, / Nel Zodiaco politico vedrassi / Tre segni illuminar d'ogni staggione, / La Vergine, la Libra, ed'il Leone.

LIBERTÀ :

E quanto mi consoli, ò qual decoro / Tu m'accresci ò Nettuno, / Mà almen veder potessi / Trà gl'essemplari dell'eterne Idee, / Di Città più Celeste, che terrena / L'abozzo eccelso, e l'immortal figura.

NETTUNO :

Mira cola che Glove / Di sua Divinità nell'ombra estende/Una picciola forma / Di Venetia felice, / E mira come à prova / Le folgoran d'intorno / Lampi divini, & ella / Di sereno à se stessa / Nel suo lucido cerchio / Nota il Sol d'otioso, e di sovverchio.

LIBERTÀ :

O beata magione, / Ciel terreno à togati Semidei, / Tu regnerai sull'acque / E sara del tuo Impero, / Recinto la Natura, e ronda il Sole.


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NETTUNO :

Libertà, senti, ascolta / Fatidico Nettun ciò che predice / Di qua à secoli molti, / Tu canterai le lodi, & io gl'applausi / Di VENETIA immortal in stil giocondo/Nel TEATRO GRIMAN famoso al Mondo.

CORO :

Viva VENETIA, viva, / Ogni penna descriva / Del suo nome le glorie, / De suoi gesti l'historie, / Et il Destino ingemmi le Corone / A1 suo generosissimo LEONE. (final scene, pp. 62-64)

13. BUSENELLO , Statira (Giuliani, 18 January 1655)

a. Haverei scritto più diffusamente in questo Drama, & uniti gli spiriti à sollevare à qualche grado lo stile, se la commandata brevità, e la proprietà della Scena me ne havessero data licenza. Altro è comporre una Oda, overo un Sonetto, ove è permesso l'entusiasmo al pensiero, e l'estasi all'ingegno nell'eccitare gli aculei dolci à gl'orecchi, & il brillo lascivo nel cuore con l'inventione d'una chiusa blandiente, & spiritosa; altro è comporre un Drama, ove i Personaggi han correggii, parlano familiarmente, e se la vena troppo s'inalza perde il decoro, & la vera proprietà. (dedication, pp. 6-7)

b. . . . dovendo io scrivere et havendo scritto poesia che deve essere cantata e che le misure e i numeri, le desinenze e le assillabazioni riguardano la musica, le strofe, le antistrophe e gl'epodi dei greci qui non vengono in taglio.

c. E posto anche che le poesie degl'antichi greci fossero cantate, come altri vuole, e che Homero medesimo fosse il poeta e il musico delle sue proprie canzoni, altri era quella musica dalla nostra.

d. . . . La introduzione delle azioni in musica nei teatri, che sia inventata dagl'antichi o da' moderni trovata, io non voglio farmene giudice. (author's MS letter to Giovanni Grimani "nell'occasione di rassegnarli il dramma intitolato la Statira," January 1656; excerpted in Arthur Livingston, La vita veneziana nelle opere di Gian Francesco Busenello [Venice, 1913], 371-79)

14. GIULIO STROZZI , Erotilla, tragedia di Giulio Strozzi, Saggio Primo, Terza impressione (Alberti, 1621)

a. Mà che hanno da fare le Tragedie colle nozze? Nel vero la disconvenevolezza sarebbe grande, se la mia non fosse una di quelle Tragedie, alle quali è lecito di terminare con fine allegro, e di lasciare à bocca dolce gl'uditori. . . .

b. Nè voglio, che altri per Tragicomedia me la battezzi, percioche questi mostrarebbe di non intender la forza di tal voce, nè di sapere in qual senso l'habbiano usata gli Antichi. Poiche Tragicomedia dissero à quelle Comedie solamente, nelle quali frammetevano alcun personaggio più nobile, e tragico, come Heroe, o Dio, mà non chiamarono mai con tal nome quelle Tragedie, le quali in allegrezza fecero terminare.

c. E vero, che queste tall secondo le regole di Aristotile paiono meno perfette, mà secondo il gusto di hoggidì, che è regola d'ogni regola, sono con maggior avidità ricevute, e con maggior patienza ascoltate. (preface, p. 8)

15. STROZZI , Delia (Pinelli, 20 January 1639)

Argomento e scenario (5 November 1638)

a. Perche i sublimi ingegni di V.S. e del Signor Alfonso Rivarola non possono filosofare intorno alle machine, s'io non discuopro loro quello, che vado alla giornata operando con la penna, le invio il ristretto della mia Delia. (scenario, dedication, p. 3)

b. Mà perche . . . non hò operato à caso nella struttura di questa favola, le dirò ancora l'allusione di lei. I figliuoli del Sole . . . sono i miseri mortali, sottoposti al gastigo di lui, per l'alterigia, & arditezza loro. I Ciclopi significano i vapori malvagi. . . . Il Sole saetta i Ciclopi, cioè que' perniciosi vapori . . . e fà cessar il male. . . . [Il Sole si tinge] Pastor d'Admeto, cioè del Prencipe prudente, il quale coopera con mezzi opportuni alla nostra salvezza. . . . Si può tutta questa compositione, à guisa de' Sacri Poemi, spiritualmente applicare all'Anima nostra, che desidera di congiungersi con Dio, dal quale è ricevuta in gloria. (pp. 22-24)


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c. [Il] Signor Giovanni Grimani . . . [ha] eletta [La Delia ] ad esser la prima [opera], che comparisca in quel nobilissimo Teatro, ch'egli in questa Città di Venetia, nello spatio di pochi giorni, hà con tanta grandezza d'animo fatto nascere, per così dire, per dover durar molti anni à solo beneficio della Musica; E'n vero mi sono parse le pietre unirsi da se stesse, quasi invitate dall'armonia di novelli Anfioni; con sì poca fatica è sorto da' fondamenti quell'ampio, e sicuro Teatro, nel quale ancora intendo, che si destina di recitare quest'anno una segnalata fatica del Signor Benedetto Ferrari, poiche senza servirsi delle parole, ò concetti del Tasso, hà composta, & ornata insieme di Musica una nuova Armida, che sarà come sono state l'altre due degli anni andati, la maraviglia delle Scene, venendo hoggi tanto nobilitata dalle Machine di Vostra Signoria, e del Signor Alfonso, & honorata, (come sarà primieramente la Delia) dalle voci d'alcuni de' più canori Cigni della nostra Italia. Le mando per fine il numero de' personaggi che formano la mia Delia. (scenario, pp. 25-27)

d. M'era scordato di dirle, come il Signor Francesco Mannelli Romano, che vestì di Musica, com'ella sà, con molto applauso l'Andromeda, e la Maga Fulminata del Signor Benedetto Ferrari, hà questa volta mostrato un eccesso del suo affetto, & un sommo del suo valore in honorar la mia Delia. Io sò quel, che mi dico: stupirà Venetia in sentir à qual segno arrivi lo studio fatto in quest'Opera dal Signor Mannelli; Hà un'imitatione di parole mirabile, un'armonia propria, varia, e dilettevole: in somma, come esca alle stampe questa fatica, si conoscerà, se ho parlato per interesse, ò più tosto defraudato al veto. (scenario postscript, p. 27)

e. Ho partita con qualche metodo l'opera in tre azzioni. Division commune di tutte le cose: principio, mezzo, e fine. Gli antichi formavano cinque, perchè vi frammettevano il canto. Questa ch'è tutta canto, non hà dibisogno di tante posate.

f. Ho introdotto qui l'Hilaredo de' Greci, e questi sarà il giocoso Ermafrodito, personaggio nuovo che tra la severità del Tragico, e la facetia del Comico campeggia molto bene sù le nostre Scene.

g. D'un paio d'hore mi sono preso licenza: Non sò s'Aristotile, ò Aristarco me le farà buone.

h. . . . Abbozzai la Delia nelle ritiratezze del passato Gontagio, per sollievo dell'animo, e per tributo di riverenza à gran Principe, nelle cui nozze io mi credeva di pubblicarla. Non seguì per mia negligenza. (libretto preface, pp. 6-7)

i. Accioche th accordi gli occhi con l'orecchie, sappi, o esquisito lettore, che nel rapresentarla si sono levati dall'opera più di 300. versi, e questo per non abusar della tua cortesia.

j. Egli è dover, ch'il Poeta lasci le sue gorghe, che sono le digressioni, e gli episodi, per dar luogo ai passaggi de' Signori Musici. Onde non attribuire tù ad errore de' recitanti quello, c'hanno fatto per meglio servirti. (libretto postscript, p. 80)

16. STROZZI , La finta pazza (Surian, 14 January 1641)

a. Questa è l'ottava fatica rapresentativa, che mi trovo haver fatta; cinque delle quali hanno di già più volte passeggiate le Scene, e' n questa m'è riuscito assai felicemente lo sciorre pih d'un nodo di lei senza magia, e senza ricorrere a gli aiuti sopranaturali, e divini.

b. Non ti ridere dell'humiltà del nome, nè della qualita della materia, impercioche ho voluto tenermi basso con l'inscrittione, e stretto con l'invito, per corrispondere senza altitonanza di titoli nel rimanente molto meglio alla poca aspettatione dell'Opera. (p. 5)

c. Supplisce alla povertà de' miei concetti il tesoro della Musica del Sig. Francesco Sacrati Parmigiano, il quale maravigliosamente hà saputo con le sue armonie adornar i miei versi e con la stessa meraviglia hà potuto ancora metter insieme un nobilissimo Choro di tanti esquisitissimi Cigni d'Italia; e sin dal Tebro nel maggior rigor d'un' horrida stagione hà condotta sù l'Adria una suavissima Sirena, che dolcemente rapisce gli animi, & alletta gli occhi, e l'orecchie degli ascoltanti. Dalla diligenza del Sig. Sacrati deve riconoscere la Città di Venetia il favore della virtuosissima Signora ANNA. (preface, p. 6)

seconda impressione , 1641


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d. . . . dall'avidità de' Lettori di quest' opera à metterla due volte in un mese sotto il torchio; tanto applauso ha ricevuto dalle lingue universali La Finta Pazza nel Teatro Novissimo della Città di Venetia, ov'ella, con regale apparato è stata in 17. giorni dodici volte rappresentata. (printer's afterword, p. 96)

terza impressione , 1644

e. Venni volentiere à questa Terza impressione della vera Finta Pazza, perchè ho veduto, ch'alcuni musici di fortuna l'hanno variamente fatta ristampar altrove, e la vanno rapresentando, come cosa loro. L'Autore poco se ne cura, & havrebbe caro di poter ringratiar Iddio, ch'i suoi componimenti gli fussero migliorati. Onde ne farai tù il giuditio della lettura dell'una, e dell'altra, e quando tu non ci scorga miglioramento, dirai, se tanto è piaciuta alterata, ch'haverebbe fatto nel suo vero essere: quando pure in bocca della signora Anna Renzi, con la musica del signor Sacrati, e con le macchine del Signor Torelli fece stupire una Venetia. (preface)

17. Il cannocchiale per la finta pazza, dilineato da M[aiolino] B[isaccioni] C[onte] di G[enova ]

(Surian, 1641)

a. Io considerava questi giorni, che la compositione del Sig Giulio Strozzi della Finta Pazza, le macchine ritrovate dal Sig. Iacomo Torelli, e la Musica orditavi sopra dal Sig. Francesco Sacrati, eran'un Cielo degno d'esser contemplato da tutti, ma così lontano à gran parte dalle genti, che era un toglier il pregio à tanti, che sono concorsi à si nobile fattura, se non si faceva commodo ad ognuno di vederla, & ammirare, fù stampato il Scenario, e fù pur anco stampata l'Opera, ma le macchine, e gli habiti, e le cornparse restavano lontane dalla vista delle genti, e però non lodate. (preface, pp. 3-4)

b. Godano con gli occhi sù queste carte anco gli esteri più remoti, e ritirati, quello di c'hanno goduto gli occhi, e gli orecchi in questa Città, che in ogni sua parte eccede i confini delle meraviglie.

c. Sono stati parti d'anni altrove i theatri aperti, & un solo hà fatto celebre un popolo, e memorabile per un secolo. Venetia n'ha veduti e goduti di quattro ad un tratto emuli fra di loro e di Metri, e di arte scenicha, e di Musiche, e d'apparati, e di Macchine;

d. l'ultimo de' quali [Teatri], che per appunto è stato detto il Novissimo hà passato ogni credenza, poichè nello spatio di sei mesi è stato da i fondamenti alzato, e perfettionato con l'assistenza sì per la fabrica d'esso, come per quello ch'appartiene alle Scene, e alle Macchine del Sig. Iacomo Torelli da Fano: il quale venuto per essercitare i suoi talenti dediti alla militia in servigio di questi [sic ] Augusto Senato, impatiente dell'otio, hà dato à divedere quanto ei vaglia d'ingegno. (pp. 6-7)

e. [La finta pazza] fù la Signora Anna Renzi Romana, Giovane così valorosa nell'attione, come eccelente nella Musica; così allegra nel finger la pazzia, come savia nel saperla imitare, e modesta in tutti i suoi modi. (p. 8)

f. Si dilettò con meraviglia chiunque v'andò ad essere spettatore, nè contento d'una e due volte, vi ritornò la terza e la quarta, e più ancora.

g. Riempita quanto più era capace l'orchestra di spettatori, che impatienti attendevano il moto della tela; fù dato principio ad una sinfonia di non men dotta, che soavemente toccati Instromenti, doppo la quale s'alzò con indicibile prestezza la Cortina. (p. 9)

h. Gli uditori dimenticatisi d'essere in Venetia. . . . L'occhio non havea quasi dove terminar lo sguardo, e quel breve spatio d'una scena sapea mentire un immenso dell'onde, e del mondo. (p. 10)

i. Cominciò il giovanetto, qual era un valorosissimo cantarino da Pistoia, à cantare si delicatamente, che gli animi de gli ascoltanti quasi che usciti dalle porte de gli orecchi si sollevarono a quell'altezza per assistere al godere di tanta dolcezza. (p. 12)

j. Era questi [Acchille] un giovanetto castrato venuto da Roma (com'anco tutti gli altri Musici condotti da varie parti) di vago aspetto sì che sembrava un'Amazzone, c'havesse misti i spiriti guerrieri con le delicatezze feminili. (pp. 22-23)


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k. L'ingannar il senso dell'occhio è il difficile dell'optica, mail far poner in dubbio, se la pittura sia scultura, non è tiro, se non da eccelente pittore. (p. 39)

l. Non terminò il desiderio nel popolo di rivederla, onde quante volte fù replicata, altre tante fù di numerosa gente ripieno il luogo, e sempre molti hebbero da biasimare la propria pigritia d'esser andati ad occupare i luoghi, dovendo partire senza trovar dove accomodarsi, nè il lungo tratto da gli ultimi giorni Carnovaleschi a i Paschali hà fatto cessar nella Città il desiderio di riveder opra così pregiata, e pure non è cosa più facile ne i popoli, che la domesticanza, ond'è stato necessario, di riaprir di nuovo il Theatro, e più volte rappresentarla, per lo che la fama sparsane alle Città d'ltalia nel convitar gli esteri a sì dilettevole spettacolo è stato cagione, che Venetia fuor del uso già dieci giorni prima veda l'abondanza del popolo, che suol concorrere alia divotione, & alia Sollennità che si celebra dell'Ascensione. (Cannocchiale , pp. 54-55)

18. STROZZI , Lafinta savia (Leni e Vecellio, 1 January 1643)

a. Molti Versi si tralascieranno per la lunghezza dell'Opera fabricata dall'Autore per poterla anco rappresentare senza Canto. (preface, p. 9)

b. La Musica di questo Drama è per la maggior parte compositione esquisita del Signor Filiberto Laurenzi. . . . Il Signor Crivelli hà maestrevolmente favorite alcune delle mie Scene, ed alcun'altre sono state honorate dal Signor Merula, ed altre finalmente nobilitate dal Signor Bene-detto Ferrari: E perche l'operatione lodi i facitori, habbiamo ad ogni Scena posto il nome dell'Autor della Musica. (pp. 184-85)

c. Questi Drami son Poemi imperfetti: e l'uno contiene una Historia Greca, e l'altro una Latina: L'uno mira alla distruttione di Troia, l'altro accenna la futura fondatione di Roma, che negli anni venturi, à Dio piacendo, andiamo apparecchiando. . . . Il vero nome della Finta Savia fù Anthusa, che noi per leggiadria diverso, habbiamo in Aretusa cangiato: e' l nome di Anthusa fù il terzo nome della Città di Roma. . . . Il secondo nome di Roma era d'Amarillide tratto dagli Amori d'Ilia, e di Marte, che nel futuro Drama di Romolo, e di Remo saranno da me spiegati. (Afterword, p. 188)

19. VINCENZO NOLFI , Il Bellerofonte (Surian, 1642)

Argomento et scenario (Surian, 1642)

a. Il Teatro Novissimo che l'anno passato nella rappresentatione Musicale della Finta Pazza del Signor Giulio Strozzi si rese degno del favore, e de gl'applausi della Città hà per il presente preparato altro Drama, pur Musicale, da chi per ogni sua conditione gli giova di sperare dovergli esser conservato, se non migliorato il suo Posto; è questi il Bellerofonte opera del Signor Vicenzo Nolfi Gentilhuomo di Fano, e leggiadrissimo Poeta di questo secolo, fatica alla verità è egli di pochi mesi, senza, che habbi havuto tempo di stagionarsi, & appena d'essere in fretta in fretta ricorso, di che riderebbe forse Oratio, e pure se si concedi Entusiasmo la Poesia, puote la divinità figliare anco in istanti le perfettioni. Sarà il giudicio dell'Orchestra, à chi con volontà infinita-mente divota il Signor Nolfi l'invicta, & da questi Signori Interessati non s'è ommesso al Certo per le loro forze quanto à gl'apparati numero alcuno per incontrare la sua sodisfattione, e 'l suo gusto; doverà in ogni caso esser gradito il lor desiderio almeno, è l'animo, che per servir al suo merito da loro obligata, e singolarmente rive[ri]to paragoni di altissime qualità, non hanno atterito in Cimento. (scenario, preface, pp. 3-4)

b. Se nelle Scene, e Macchine, che io ho ordinato per rappresentarti, ò curioso, non rin-traccierai quella perfettione, e vaghezza, che meriti, e che bisognarebbe come necessitosamente poste in virtuosa emulatione d'altri Celebri, e nobilissimi Teatri in così gloriosa Patria, condona, che ha preponderato in me il desiderio di dilettarti alla cognitione del debole mio talento.

Gradisci cortese il poco, che posso offrirti con la relatione al molto che bramo; le imper-fettioni sono infinite, lo confesso, ne mi lascio adulare dalla premura con che altri havesse pro-curato forse di servirsi di cose da me prima inventate, stabilite, e dirò ancora conferite; quali elle si sieno sono certo parto semplice del mio ingegno.


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Il sito del Teatro Novissimo non può farti concorrer formalmente le cose, l'angustia di esso toglierebbe il poter perfettamente operare anco à singolar architetto.

Sia questo ancora appresso di tè motivo di scusa, e compatimento.

Coprirà in gran modo le mie debolezze il pennello del Signor Domenico Bruni Bresciano, che con la sua ordinaria felicità s'è adoperato nelle Scene. (scenario, pp. 4-5, note by Giacomo Torelli)

c. Tu perdi il tempo, ò Lettore se con la Poetica dello Stagirita in mano vai rintracciando gl'errori di quest'Opera, perch'io confesso à la libera, che nel comporla non ho voluto osservare altri precetti, che i sentimenti dell'inventore de gl'apparati. . . .

d. Questo è un genere di Poema, che ritornato alla primiera natura del Drama quant'al canto, mà ridotto quanto al resto à diversa coltura, secondo il compiacimento del secolo da gl'ingegni de nostri tempi, non riconosce hoggi più ne Epicarme per Padre, ne Sicilia per patria, ne Aristotile per Legislatore.

e. Tutte l'usanze si mutano, e piacciono le novità anco depravate, disse lo Scaligero in proposito dell'Anfitrione di Plauto. S'hoggi vivessero i Crati, gl'Aristofani, i Terentij cangerebbero forse pensiero.

f. Delli due fini, che insegnò Oratio non è rimasto alla poesia, cheil diletto; in questa età non han bisogno gl'huomini di imparare il vivere del mondo con gl'altrui componimenti.

g. Ma il punto stà, che ne anche questo ritroverai ne presenti fogli, perche la favola ruvinosa per l'antichità è stata ristaurata dalla mia penna sul modello Dramatico nell'angustia di brevissimo tempo in ordine à ricevere la perfettione dalla bellezza delle macchine, & apparati Teatrali. (libretto, preface, pp. 3-5)

h. Più cose, dopo la Stampa del Scenario, hanno nell'Opera alteratione, & riforma, onde se nel numero delle Scene, ò in qualche parte dell'introdotto [sic ] in esse troverai dall'uno all'altra alcuna diversità non ti mettere al critico di primo tratto; ricevi ogni cosa di buon occhio, mentre s'hà per solo fine il tuo minor tedio, e maggior diletto. (libretto, postscript, p. 129)

20. NOLFI , Bellerofonte, Descrittione de gli apparati del Bellerofonte di Giulio del Colle (printer not named, 1642)

a. Non hanno le qualità, e conditioni della Città di Venetia titolo proprio, e corrispondente, eccedendo elle ogni voce, & epiteto col quale possi ingrandirsi cosa di mondo, se pur quell'uno non se gli adegua di emula dell'Antica Roma, o pure Roma Antica alia nostra età rediviva; in fatti habbisi riguardo alla maestà del Dominio, alia gravità del governo, alia prudenza, e virtù de Cittadini, alla magnificenza de publici, e privati edificii, & a tante altre marche di nobiltà, & eccelenza troverassi al paraggio ben aggiustata la nominanza. Se ben poi il sito singolare, e miracoloso rende Superiore Venetia a Roma, & ad ogn'altr'opera di mano humana, e fà confessaria fattura di Divinità.

Solo ne' Spettacoli, è penso sin a quest'hora, che con gli Teatri famosi temporari de Scauti, e de Curioni non habbi havuto uguaglianza Venetia, ma di ciò militava in causa, che la Republica di Roma instituta col fine delle guerre, e degl'acquisti, havendo per massima politica i giuochi atletici, e sanguinolenti, come quelli, che usavano i suoi Cittadini alla ferocia militare, e gli rendevano liberi da certi sensi di pietà, e di tenerezza che vanno quasi all'huomo congeniti applicatamente vi s'impiegava; ma altri sono i fini, e gli instituti di questa Serenissima Patria drizzati solo alla conservatione del proprio, al ben publico, & alla sicurezza de soggetti, quali con Leggi santissime, e veramente Cristiane regge, e governa; ne se pure impugna spada di guerra ella in modo alcuno ambitiosa, ed ingiusta; ma sempre, o che difende i proprij Stati insidiati, od'assaliti, o che solleva li amici oppressi dalle libidini inique de grandi.

Quanto a spettacoli Scenici, ammaestramenti degl'huomini, e che con verace norma di vivere gli pongono al sentiero della virtù, ha pure in questi ultimi anni dato a divedere poter con apparati, e rappresentationi affatto reali far, ch'arrossi l'antico Latio; armonia di paradiso, apparenze, e


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macchine di meraviglia, comparse d'habiti pomposissime, e queste in Teatri molteplici, con operati quasi incredibili. (p. 8)

b. Il Teatro Novissimo, eretto da doi Anni in quà, hà fatto veramente stupori, & tra' singolari ha meritato, e conseguito gli applausi. Hà egli rappresentato il presente anno il Bellerofonte Drama del Signor Vicenzo Nolfi da Fano, e perche per tanti riguardi è egli degno di minuta descrittione delle cose introdotte in esso hò preso, se ben imperfettamente, il pensiero di farla.

(p. 9)

c. L'Innocenza . . . [fu] rappresentata da un soprano di Parma con molta proprietà. . . . Rappresentava [la Giustizia] un valorosissimo Castrato di Roma, che con voce soavissima, e delicata con gesto nobile, e maestoso accrebbe gran cumulo d'applausi al notissimo valor suo. . . rappresentò con inrinita sua lode questa deità [Nettuno] un tenore di Parma . . . Paristide [fu] rappresentato da un tenor di Pistoia di soavissima voce. . . Sosteneva questo personaggio [il Re] un virtuosissimo basso di Siena che riuscì per ogni parte in quest'attione degno di lode . . . Signora Giulia Saus Paolelli Romana . . . [rappresentò] la regina Anthia . . . non s'inoltra con descrittioni la penna poiche da tre anni in quà ha questa Patria con l'honore del suo soggiorno bastevol cognitione de suoi talenti, e quel favor divoto che alla sua prima venuta rubbarno dolcemente i suoi sembianti, e rare virtù h gl'animi più nobili, e qualiftcati tanto va prendendo per giornata d'alteratione, che posso dire gl'affetti sollevarsi in ammirationi, e quasi toccar dell'adorationi i confini . . . un castrato di Parma d'alta virtù [rappresentò] Delftride la nodrice; Pallade e Diana [furono rappresentati da] due soprani castrati di gran valore. Melistea Dama di corte [venne] rappresentata da un castrato di Pistoia di molta vaglia . . . [Fu] Eolo Rè de venti singolarmente da un basso sanese rappresentato. . . . Era questi [Bellerofonte] il non mai a bastanza lodato Signor Michele Grasseschi contralto del Serenissimo Prencipe Matthias di Toscana . . . Archimene ftgliola regia, rappresentata dalla Signora Anna Renzi Romana idea verace della Musica, e singolar stupor delle Scene, che nel corso della Favola, mentre hor sfogò hor rinse, hor scoprì, ed hor pianse le sue amorose passioni, ed incontri si rese all'ordinario donna de gl'animi e degl'affetti, conseguì alla fine il suo amato Bellerofonte in isposo. (Descrittione , pp. 12-19)

21. NICCOLÒ ENEA BARTOLINI , Venere gelosa (Surian, 28 January 1643)

Quest'Opera fatta per cantare . . . non teme il concorso di quelle che solamente si recitano. . . . Se la poesia non è copiosa di sentenze ed'arguzie non può chiamarsi, però fredda nè senza spirito; hò sostenuto lo stile, e con la diversità de metri, e con la proprietà delle parole, mi son ingegnato d'irritare la bizzaria di chi doveva accompagnarla con le note Per voi ho speso ancor io molti mesi indarno per dilettarvi (preface, n.p.)

22. Apparati scenici per lo Teatro Novissimo (Vecellio e Leni, 24 January 1644, Giacomo Torelli), Descrittione del Signor Conte Maiolino Bisaccioni

a. Venetia sempre, & in ogni occasione meravigliosa, & che non si stanca giamai di mostrar le sue grandezze, anco nel virtuoso diletto ha ritrovato il mirabile, havendo introdotto alcuni anni sono il rappresentare in musica attioni grandi con apparati, e machine tall, che avanzano ogni credenza, & quello che posson con qualche difficoltà nelle Regie Sale gli errarij più abondanti (e rare volte ancora) qui si vede con privata commodità facilmente esseguirsi non in una sola, ma in tre orchestre ad un tratto; e gareggiando questa con quella di maggiori squisitezze, chiamano tutti dalle più remote parti d'Italia i spettatori. Io non prendo a scrivere quello che si è fatto nella Venere Gelosa, perche la stimi la più riguardevole delle Teattall di quest'anno, e di questa Città; ne perche la mia elettione sia per togliere i pregi alle altre; ma perche di questa io mi sono prima compiaciuto, e n'ho r'lserbata la memoria più viva. . . . Mane meno di questa voglio scriver tutte le parti, parendomi bastante il portar le cose più importanti del Drama, quanto che basta a mostrare quali siano stati le [sic ] vestiti Scenici, ò diciamo apparati. (p. 6)


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b. Al natale di questa Scena dovea tutto il Teatro, non cheil Palco, o gl'edifitij sollevarsi, e ben sollevossi, poichè al muovere di quei gran telari allo sparire del cielo, & al veder tutte le cose di quella gran machina rivolgere, e sconvolgersi, non restò alcuno de' spettatori fermo, s'alzò, si rivolse, e non sapeva, che si vedesse, ò aspettasse se non una gran novità, ma ben presto l'occhio restò pago, poiche rappresentò la Scena tratta in vago & dilettevole Giardino Reale, egli era di gran lunga diverso da quanti mai se ne sono rappresentati, e su le scene, e su le stampe. (p. 39)

c. Questi Apparati sono stati così maravigliosi, & esquisitamente rappresentati, che hanno persuaso il genio di chi hà operato à lasciarle vedere anco quest'anno 1643 [1644]. Et in vero hà havuto molto giuditio, poiche se n'è ricevuta sodisfattione indicibile, in modo, che sono stati da molti tenuti per novi, e da altri per migliorati, e ciò per l'aggiunta di altre bellissime scene quì connesse, e per essere riuscito il Drama bello à maraviglia; onde si è veduto in effetto, che il repetere le cose belle anco due volte è lodabile. (Descrittione , p. 42)

23. SCIPIONE HERRICO , Deidamia (Leni e Vecellio, 5 January 1644)

a. Questa Gran Città, si come è nel sito, tal sempre si è dimostrata, & dimostra, e nelle publiche, e nelle private attioni ammirabile, e rara. Stupisce in questi tempi il forastiero, vedendo gli adorni Teatri, ne' quali si rappresentano in Musica tante Opere Drammatiche, così ingegnosamente composte, e di varie, e meravigliose apparenze ripiene. Onde si porge occasione à tanti belli ingegni di essercitarsi con lor molta lode, ò nella Poesia, ò nella Musica, ò nella fabrica delle machine, ò in altre simili honorate, ed à ciò appartenenti fatiche.

Hor io venendo in questo Nobile Asilo d'ogni virtù, ammirando così belle gare sono stato pur anco eccitato dal fervore Poetico, e quella istessa raglone, che mi persuadeva à non voler concorrere con tanti huomini dotti; mi stimolava con un soave desiderio d'imitarli. Finalmente à questo mio interno affetto, aggiungendosi le continue inchieste de gli amici mi son posto all'arringo à compiacenza di essi, i quali han guidato il mio stile, che da tal sorte di poetare suole essere affatto lontano.

b. Hò composta per recitarsi nel Teatro Novissimo la presente Opera, la quale per maggior commodità de gli Spettatori, dovendo uscire alle Stampe, hò voluto, che comparisse alla luce del Mondo adornata del nome di V. S. Illustrissima, la quale si degnerà riceverla tanto in mio nome, come in tributo della mia devota servitù: quanto in nome di coloro, che nella inventione, e ne' concetti meco n'hebbero parte. (preface, pp. 5-6)

24. MAIOLINO BISACCIONI , Ercole in Lidia (Vecellio e Leni, 1645)

a. Ordij questa favola, e la disposi in scene, mà perche già molti anni la Musa havea preso da me congedo, & io manomessala, come poco valevole, massime in questi tempi di finezza, ò di supercilio, che non degna, se non cose strane. Pregai una penna florida, e sublime ad intesser le mie fila di parole, rime, e concetti di lei degni. Vi si applicò ben cortese come suole, ma poscia occupata in materie sode, non passò più oltre del prim'Atto.

b. Io che nell'otio del letto (se però l'otio, & i dolori della podagra si accoppiano) haveva bisogno di solievo, mi diedi per ischerzo à tesser di mio filo . . . l'ordito [di questo dramma], e tanto m'inoltrai, che mi sono trovato al fine, quando meno lo credei. (preface, pp. 5-6)

25. PIETRO PAOLO BISSARI , Torilda (Valvasense, 1648)

a. Tra le più osservate curiosità de' moderni Drammi, habbiamo la varietà delle Scene, che tratte in giro, ò condotte per canalertl di legno con Machina ch'ad un subito le ricambia, vanno per ogni parte aprendo nuovi prospetti. (p. 4)

b. Ne sarà fuor di quell' uso, che 'l Dramma con musica si rappresenti, sapendosi, che Frinico fù per ciò eletto Capitano, che faceva cantare le sue Tragedie cum melis, & melopeis , ch'eran tuoni dicevoli alla battaglia. (p. 5)


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c. A gli scherzi, e balli, che s'intessono alle moderne rappresentanze s'innovano quell'antiche emmeleia che rendevan men noiose le lor Tragedie. . . . Di questi adornate le nuove Scene, non si diran manchevoli de gli usati chori, già, che i Chori per lo più ne Balli si dimostravano; e le Danze cuì sarà co'l suono aggiunto il canto, non saran dissimili da quella Iporchematica, di che scrive Atheneo, che con canti, e suoni si distingueva. (p. 7)

d. Non son manchevoli quest'Opre di quei precetti di quantità in rappresentar per lo più gli avenimenti di un solo giorno nello statuito termine di quattr' bore.

e. . . . in queste [opere] tutte, anziche interrotti, sembrino ravvivati gli antichi instituti. (preface, p. 8)

26. BISSARI , Bradarnante (Valvasense, 1650)

L'haver goduto la Città di Venetia in pochi anni circa cinquanta Opere Regie, delle quali fatica ne han veduto qualcheduna poche Città, ò nelle Nozze, ò in altra solennità de' lor Prencipi; hà insterilito chi cornpone, e nauseato chi ascolta; riuscendo difficile il trovar cose non vedute, o il farle così ben comparire, che con pompa, & apparenza maggiore non siano per avanti comparse. (preface, p. 7)

27. GIOVANNI BATTISTA FUSCONI [PIETRO MICHIELE AND FRANCESCO LOREDANO ], Amore innamorato (Surian, 1642)

a. Questa Favola hà tutte le buone regole insegnate da' Maestri; che termina co 'l giro d'un giorno, ò poco più; ch'è un'attione sola; che non hà accidente, che sia incompatibile; e che non travia punto dal costume;

b. Mà stimo poca prudenza il prendersi briga per difendere una cosa trascurata anche dagli stessi Autori. Tanto più, ch'essendo al presente il secolo composto d'opinioni, e d'interessi non crede ad altre regole, che à quelle del cappriccio, e della passlone. (p. 7)

c. Questo dovrebbe sodisffare ad alcuni, che non s'appagano, che di miracoli, e che sprez-zarebbero l'armonie del Cielo, se l'ascoltassero più d'una volta. (preface, p. 8)

28. FUSCONI [MICHIELE ], Argiope (Pinelli, 1649)

[Dedication to Anna Renzi, 29 December 1645]

a. Per servire a V.S. misi dapprima la mano a quest'opera, & a suo contemplatione l'hò finalmente perfetionata; onde a lei debbo ancora per ogni riguardo inviarla, come a colei ch'è destinata a felicitar gli errori della mia Penna con la divinità del suo canto, che trasporta le Sirene sù i Teatri, anzi porta in Terra l'armonia delle sfere. Doverei quì in applauso all'eminenza de' vostri meriti, che vi predica una Musa novella al nostro secolo, sciogliere canti di Cigno: ma dove parla un Mondo epilogato in questa augustissima Città, stupenda acclamatrice della vostra virtù: sarebbe temerario il suono della voce di chi non vanta altro pregio, che d'unico ammiratore d'un Merito sovrahumano. Vi dedico adunque quest'opera non per obligarvi a protegerla, bastandole per potente diffesa l'essere beatificata dal vostro canto: ma per viva espressione de gli oblighi immortali ch'io professo alla vostra ineffabile gentilezza, della quale perpetuo Idolatra vi prego dal Cielo nella eternità della vostra gloria eterno corso di felicissima fortuna. (dedication, p. 3)

b. L'Orditura di questa Favola venne a preghiere d'Amici più tosto precipitata, che tessuta in quatordici sere dalla penna di quel famosissimo Cigno dell'Adria, che mantiene al nostro secolo in Vita la Poesia Italiana: poiche essendo egli allhora di partenza, & in aspettatione della discretione de' venti, che gli aprissero la strada per un lungo viaggio maritimo non pore applicarvisi, che a momenti rubati al sonno. (p. 5)

c. Spero . . . che la diversità pur troppo apparente dello stile verrà resa uniforme dalla musica impareggiabile (ancorche diversa) delli Signori Gio. Rovetta, & Alessandro Leardini Prencipi de Musici Moderni. (preface, p. 6)

d. Gli accidenti, che mutano l'essere alle cose in un istante, havendo privato della seconda gloria il nostro Dramma, la quale sarebbe stata la musica del Sig. Rovetta, unita a quella del Sig.


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Leardini, ti lasceranno godere dell'armonia d'un solo Orfeo, mentre io te ne havea apparecchiata quella di due. (postscript, p. 96)

29. FRANCESCO SBARRA , Alessandro vincitor di se stesso (Batti, 20 January 1651)

"Lettera dell'autore al signor Michel'Angelo Torcigliani" (Lucca, 29 December 1650)

a. Il padre Cesti, miracolo della Musica, con altri Virtuosi rappresentò nel passato Autunno un gentilissimo Dramma nella Città nostra [Giasone ]; io se bene all'hora relegato in letto da una lunga, e pericolosa indispositione, a dispetto del male, che voleva trà l'altre miserie, che seco adduce, privarmi ancora della vista di questa virtuosa Attione, mi portai a vederla: il gusto ch'io ne retrassi fù riconosciuto da me per l'unico mio rimedio. . . .

b. Per sodisfare all'istanze di questi Virtuosi, da' quali riconosceva la ricuperata salute, intrapresi, & ultimai un Dramma, in quei pochi giorni, che d'otio mi concesse la mia convalescenza, tempo maggiore, e più opportuno non venendomi permesso dalla necessità, che tenevano di rappresentarlo prontamente in Venetia. I parti, che sono concepiti in stato simile di non intera sanità, sono sempre imperfetti: ma questi è più d'ogni altro,

c. non havendo havuto ben minimo tempo di rivederlo, necessitato dall'angustia del Tempo a lasciarlo metter sotto le note nella stessa forma, che alla giornata l'andava abbozzando. S'aggiunge, che per esser riuscito troppo lungo per la Musica, è convenuto à i medesimi d'accorciarlo, sì che è impossibile, che qualche storpiatura non apparisca, & in questa maniera mi avvisano, che sono necessitati à stamparlo.

d. In questa stretta, ch'è la maggiore, che possa incontrarsi, trattandosi della reputatione, ch'è l'anima d'un galanthuomo, ricorro al favore di V. S., supplicandola à farmi gratia di rivedere, & emendare à suo modo quest'Opera, prima che si stampi. . . . Vi ritroverà molti errori di lingua, assai languidezze, e durezze di versi, nel giocoso infinità d'Idiotismi nostri, che altrove non quadrano, oltre à molti sconcerti causati dall'accorciamento dell'Opera. (author's letter, pp. 4-5)

e. Sò che l'Ariette cantate da Alessandro, & Aristotile, si stimeranno contro il decoro di Personaggi si grandi; ma sò ancora, ch'è improprio il recitarsi in Musica, non imitandosi in questa maniera il discorso naturale, e togliendosi l'anima al componimento Drammatico, che non deve esser altro, che un'imitatione dell'attioni humane, e pur questo difetto non solo è tolerato dal Secolo corrente; ma ricevuto con applauso; questa specie di Poesia hoggi non hà altro fine che il dilettare, onde conviene accommodarsi all'uso de i Tempi;

f. se lo stile recitativo non venisse intermezzato con simili scherzi, porterebbe più fastidio, che diletto. (preface)

30. SBARRA , L'amor della patria superiore ad ogn'altro (Pezzana, 1668)

Per ben conoscere il soprafino talento, e fertilissimo ingegno del Sig. Francesco Sbarra, basta dar un'Occhiata all'Opere sue; frà le quali soggetto, che mira co '1 più vivo dell'Anima, il maggior bene della Serenissima Republica; come suddito fedelissimo, hà scielto quella Intitolata L'AMOR DELLA PATRIA. . . . Perche pare, che s'aggiusti alla misura del Grado, nel quale si trovano i publici interessi; già tanto proditoriamente versati dall'Immanità Ottomana; Hà stimato proprio, ch'io (come già feci dell'Erudita Tirannide dell'Interesse dello stesso Autore) per mezo delle mie Stampe, debba Publicar anco la presente, accresciuta dal medesimo Signor Sbarra; acciòche quanto '1 ferventissimo zelo è svisceratamente applicato al Publico sollievo, altretanto possano Tutti egualmente comprendere, con i dovuti riflessi, quali siano le proprie incombenze; e l'obligo de ciascuno di concorrer efficacemente con l'Affetto, e con gl'effetti al respiro, e Prosperità dell'Amata Patria.

Raccogliendo quel Generoso eccitamento, che da quest'Opera viene proposto, del più memorabile Essempio d'un intiera Republica, con Attioni così gloriose, che sono ben degne d'esser scolpite à Caratteri d'oro Adamantini, negl'animi veramente Amanti della riverita, Adorabile Patria, per conservar il pretiosissimo Tesoro dell'Inestimabile Gemma della sicura libertà; Unico Oggetto, che move all'espressione di questi devotissimi ossequij; con infiammato desiderio, che


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nei Cuori de tutti venga Universalmente impresso, sostenuto, e coll'opre comprobato, ch'attualmente sia L'AMOR DELLA PATRIA SUPERIORE AD OGN'ALTRO. (printer's preface, PP. 3-4)

31. GIOVANNI FAUSTINI , Egisto (Miloco, 1643)

a. Per non lasciar perire la Doriclea ho formato con frettolosa penna l'Egisto, quale getto nelle braccie della fortuna: s'egli non sarà meritevole de' tuoi applausi scusa la qualità del suo essere, perchè nato in pochi giorni si può chiamare più tosto sconciatura, che parto dell'intelletto. L'ho fabricato con la bilancia in mano, & aggiustato alla debolezza di chi lo deve far comparire sopra la Scena. I Teatri vogliono apparati per destare la meraviglia, & il diletto, e tal volta i belletti, gl'ori, e le porpore ingannano gl'occhi, e fanno parere belli li oggetti defformi. Seth sei Critico non detestare la pazzia del mio Egisto, come imitatione d'un'attione date veduta altre volte calcare le Scene, trasportata dal Comico nel Dramatico Musicale, perchè le preghiere autorevoli di personaggio grande mi hanno violentato a inserirla nell'opera, per sodisfare al Genio di chi l'hà da rappresentare.

b. L'Episodio d'Amore . . . ti confesso d'haverlo tolto d'Ausonio, con quella licenza, ch'usarono i Poeti Latini di togliere l'inventioni da' Greci per vestire le loro favole, & i loro Epici Componimenti. (preface, pp. 3-4)

32. FAUSTINI , Doriclea (Miloco, 1645)

Non posso più raffrenare, Eccellentissimo Signor mio, gl'empiti generosi di Doriclea: intollerante di rimanere sepolta nell'angustezze della Casa paterna, si parte dalle mosse per giungere alle mete d'una gloria immortale. Semplice, ella è giovane, e guidata dalla cieca scorta del suo ardimento non paventa gl'Alcidi, che la sfidano, e non mira l'insidie, apprestatele per impedirle il camino, da due potenti nemiche, l'emulatione interessata, e l'Ignoranza pretendente. . . . Tocca à V. S. . . . per l'affetto, che porta à questa Amazone, quale hà tratto, si pub dire, i primi vagiti nelle sue braccia, ad assicurarle il sentiero, & à diffendere la sua riputatione contro la sfacciata ambitione di certi rozzi versificatori, che poveri d'inventioni, ò per dir meglio, dissipatori dell'altrui, trattano l'arti della maledicenza, tentando di deturpare le Compositioni de gl'ingegni migliori de' loro, non sapendo queste Piche la difficoltà dell'inventare, perche non hanno giamai inventato, e ch'egli è, come mi disse lei una volta, un filosofare. (dedication)

33. FAUSTINI , Oristeo , Favola Ottava (Pinelli, 1651)

a. Io non son di quelli . . . che scrivono per dilettare il proprio capriccio; Affatico la penna, le confesso la mia ambitione, per tentare, s'ella potesse inalzarmi sopra l'ordinario, & il commune de gl'ingegni stupidi, e plebei. Questa honorata pazzia, che cominciò quasi ad assalirmi uscito da'vincoli delle fascie, non cessando mai dalle sue instigationi, mi necessita alle assidue fabriche di varie tessiture.

b. Composi però, senza l'impulso dell'ambito fine l'Oristeo, e la Rosinda, gettato poco tempo nella loro creatione, per sgravarmi dalle obligationi, che inavertito mi havevano racchiuso trà le angustezze d'un Teatro dove, se non altro, l'occhio avezzato alla vastezza di Scene Reali s'inviliva, nella vicinanza dell'apparenze. È vero, che non dissimile dall'Orchestra sudetta, nella quale comparsero Ersilla, & Euripo, e dove di poi dovevano farsi vedere questi gemelli, è il Palco da me eretto, per decapitate l'otio della institutione del mio river libero, ma è anco verissimo che da loro, come da Cadaveri, non pretendo di trarre voci d'applauso, riserbando à tempi più lieti, & à Teatri più maestosi l'Eupatra, l'Alciade, & il Meraspe, Heroi usciti d'Embrioni, e quasi perfettionati. (dedication)

34. FAUSTINI , Rosinda , Favola Nona (Pinelli, 1651)

Mi dichiarai nell'antecedente Oristeo, che questi duo Drami furono da me composti per disobligatione di debito, non per avidità d'applauso. (preface)


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35. FAUSTINI , Eritrea , Drama Undecima Postumo (Giuliani, 1652)

a. Mentre una finta morte d'Eritrea lusingherà a V.S. Illustriss. dolcemente l'orecchio, la pur troppo vera del Sig. Giovanni Faustini le commoverà dolorosamente l'anima. Morì pochi giorni sono questo celebre Litterato, & doppò la tessitura di undici Opere, hà lasciato sotto il Torchio quella della sua cara Eritrea. Questa povera Regina tutta abattuta per gl'incontri sinistri, per la stravaganza delli accidenti, compare alla fine alla luce, obligata d'ubbidire à quel genitore, che la promise nella Calisto. Non hanno mancato intoppi da trattenerla nel viaggio, oltre la perdita di quello, che generata, doveva assisterle ancora. Hà pur anco smarrita in dietro la compagnia del virtuoso Bonifatio, che nel principio del camino fermò col passo la vita. (p. 5)

b. La Scena degli Elefanti, ch'in molte parti dell'opera osserverà V.S. Illustriss. chiamata; e che fu inventione del Poeta, si lascia da parte, non convenendo al decoro di Regina vestir un'habito, che destinato per lei habbia prima servito ad'altri. (dedication by Giacomo Batti, bookseller, p. 6)

[second ed .] (Batti, 1661)

c . Ecco, che ad onta del tempo (e pur ha per gloria di strugerlo) di nuovo si fà vedere alla luce l'Eritrea. La virtù di chi la compose servì di scudo per riparo ai colpi dell'oblivione. Puote ben il tempo trionfar della vita dell'Auttore: ma in vano s'affaticò d'ecclissar il nome d'un che tuttavia risorge al mondo. Mà perchè vi sono state aggionte, et levate mille cose sì è stato proprio il ristamparla prima nella forma stessa, che fù già con molto splendore rappresentata in questa città, & nella guisa apunto, che dall'Auttore fù fabricata; poi seguente havrai nel medesimo libretto quella, che al presente si recita; essendosene così compiaciuto, chi n'era padrone per incontrare nelle sodissfationi de suoi amorevolissimi padroni a quali si tiene molto obligato, onde così non rimarà deffraudato il merito di chi la compose, & rimarano consolati quelli che al presente la fanno rappresentare. (dedication)

36. FAUSTINI , Eupatra , Favola Duodecima (Ginammi, 1655)

a. Non ha strale la morte, che offender possa la vita di coloro, che vivono per merito di virtù, & muoiono solo per necessità di natura. Uno di questi è il Sig. Giovanni Faustini di gloriosa ricordanza, che piansimo già morto, anzi ammiramo rapito dalle mani della morte, & aplaudemmo sposato con l'immortalità. Il livore medesimo non hà veleno per attossicar questa gloria, nè caligini per offuscar questo splendore, mentre tuttavia escono alla luce del mondo novi parti di quel nobilissimo ingegno, tra quale è l'Eupatra, che non può dirsi Orfana, mentre il Padre nella memoria de posteri è vivente, e Vostra Signoria Illustrissima nella protetione di lui è più, che mai vigoroso. (printer's dedication)

b. Ecco finalmente l'Eupatra già anni quattro promessa. Duodecima fatica drammatica del Sig. Gio. Faustini di felice memoria. Se le sue opere hanno in questa Città, e nell'Italia tutta, dove frequentemente vengono rappresentate ottenuti gl'applausi universali, non si deve temere, che anco questa Principessa non habbia a conseguire i dovutili allori. Sarà ammirabile per l'inventione, e per la tessitura:

c. molti desiderarebbero di vederla comparire in Teatro più grande, mà di ciò compiacendosene chi la fa rappresentare non devono prendersene altro pensiero. Il Teatro è ristretto frà l'angustezze de' muri, nè oltre essi può estendersi, tuttavolta con l'artificio s'è procurato d'ingannar l'occhio, che in simili apparenze deve anco godere d'essere ingannato.

d. L'Autore quasi presago di sua intempestiva morte lasciò di suo pugno ne' fogli alcune notarelle, onde andavano poste certe canzonette, che sono poi state fatte da virtuosissimo soggetto. A gl'Idioti paiono oscure quelle favole, che sole si svelano nell'ultime Scene, ma gl'intendenti, e studiosi l'amirano, poiche in simili compositioni devono tenersi sospesi anco gl'ingegni più curiosi, che così ha sempre professato l'Autore, non solo nelle dodeci opere fin'hora stampate, mà in altre ancora, che si riserbano gl'anni venturi,

e. havendo egli sempre applicato tutto l'animo all'inventione, da che, per la continua, &


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incessante applicatione, ne derivò l'origine di sua infermità, che troppo acerbamente in età di trentadue [sic ] anni gli levò la vita. (printer's preface, pp. 7-8)

f. Per aggradirti eccoti stampate l'aggiunte all'Eupatra fatte da virtuosissimi soggetti lequali però sempre furono abborite dal genio dell'autore. Nondimeno si sono andate disponendo in maniera, che niente levano al sussiego dell'opera: il cui stile erudito e sollevato non può biasimarsi, che da chi vive povero di talenti necessarij in simili compositioni; poiche scrivendosi per dilettare una Città imparegiabile, e che propriamente deve nominarsi Città de Heroi, devesi anco scrivere (dà chi sà però farlo) sollevato e con le forme dovute, e proprie à personaggi, che s'introducono, & agl'ingegni nobili, & eruditi, ch'ascoltano, e leggono. (printer's postscript)

37. FAUSTINI -NICOLÒ MINAIO , Elena (Giuliani, 26 December 1659)

a. Il Soggetto di questo drama uscì dal Felicissimo ingegno del già Sign. Giovanni Faustini di famosa memoria: e della cui Virtù stupirono i Teatri non solo di questa Città, ma quelli ancora de' più remoti Paesi. Molte penne sublimi son state richieste, doppo la di lui Morte, a vestirlo col manto della Poesia, e con varie ragioni ciascuno ha ricusato. Io non hò saputo rifutar quest'honore. . . .

b. Prego il Cielo, che la Pace delle sue Ceneri non resti turbata da chi delle mie imperfettioni prenda ardimento di farne risentire alla di lui Virtù qualche tocco. Mi dichiaro però, che, ciò, che v'è di male è mio, e tutto ciò, che vi risplende di buono è suo. Tu Lettor Cortese ammira il Soggetto, compatisci le Parole. (Minato's preface)

38. FAUSTINI , Alciade , Drama Decimoquarto (Nicolini & Curti, 1667)

a. Il Signor Giovanni Faustini nell'età sua più giovenile per diletto proprio applicò l'ingegno alle compositioni Dramatiche musicali, nelle quali riuscì ammirabile nell'inventione in particolare: Onde nel corso di soli anni nove (essendo stato troppo prematuramente rapito dalla morte l'anno 1651, nel trigesimo secondo dell'età sua) si viddero rappresentare ne i Theatri di questa Città con gli applausi maggiori La Virtù de'Strali d'Amore, L'Egisto, L'Ormindo, il Titone, la Doriclea, L'Ersilla, L'Euripo, L'Oristeo, La Rosinda, La Calisto, L'Eritrea, & doppo la di lui morte ancora L'Eupatra, poi l'Elena rapita da Teseo, vestita col manto di Poesia da sublime virtuoso, tutte poste in musica, ò dalla virtù singolare del Signor Francesco Cavalli dignissimo Organista della Serenissima Republica, ò dal Signor Don Pietro Andrea Zianni hora Maestro di Capella della Maestà dell'Imperatrice, incontrarono non solo nel genio, & nella sodisfattione di questa Città tanto delicata nell'udire simili rappresentationi, mà di molte altre principali dell'Italia, nelle quali, più, e più volte sono state rappresentate con ogni pienezza d'applauso; anzi che con l'Inventioni multiplici, & varie d'esse quasi come di cose obliate si sono addobbate, & arrichite altre compositioni. Restano ancora tre fatiche di questo virtuoso: La Medea placata, L'Alciade, & il Meraspe, overo il Tiranno humiliato d'Amore: L'Anno presente compariranno nel Nobilissimo Theatro Grimano prima l'Alciade, & poi il Meraspe, promessi dall'Auttore nelle sue stampe l'anno 1651, che passò ad altra vita.

b. L'inventioni saranno nuove, curiose, & dilettevoli, havendo procurato d'allontanarsi da introdurvi in esse femine in habito virile datesi à credere per huomeni, & altre cose ancora, più, & più volte vedute, & rappresentate; Onde si può credere, che anco queste siano per incontrare nella sodisfattione della Città. Nell'Alciade si sono aggionte alcune cose, composte da virtuoso soggetto per favorire, & à richiesta di chi fà rappresentare il DRAMA. La compositione della Musica d'Esso è del Signor Zianni, che conforme al suo solito hà fatto cose mirabili. (printer's preface)

39. FAUSTINI , Il tiranno humiliato d'Amore overo il Meraspe , Soggetto Decimoquarto (Bruni/Bati, 12 December 1667)

Il presente Drama fù lasciato imperfetto dal già Signor Giovanni Faustini, mentre nè compose solamente due Atti, ma scarsi d'ariette, & la maggior parte in stile recitativo, come s'acco-


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stumava in quel tempo onde per ridurlo all'uso corrente è stato necessario che vi s'affatichi più d'una penna; senza alterar punto il Soggetto, & il scenario Lasciato dall'Auttore in tutta perfettione, come anco il Prologo. Nel verso però vi sarà qualche cosa framischiata dell'auttore stesso, che per dar forza al titolo dell'opera è stato neccessario inserirla. (printer's preface, p. 3)

40. GIACOMO CASTOREO , Pericle effeminato (Batti, 7 January 1653)

a. Se vi ritroverai qualche cosa che tiene del Historico, sappi che il resto è mera Inventione, onde perderai la fatica, se anderai a ventilar Plutarco, e Tucidide per conoscer semi son allontanato dal vero; Perche non intendo di riferirti un historia, ma di rappresentarti una favola, che non ha d'historico, che il nome. È ben vero che l'Attione principale di essa, è tratta da Plutarco, che scrive gli Amori di Pericle ed'Aspasia per le quali s'acquistò il nome effeminato: ma però nel anseraria nel Drama, hò seguito il proprio Capriccio.

b. Se non hò osservato ne il decoro nei personaggi, ne il verisimile negli accidenti, non mi riprendere, perche seguo l'abuso, introdotto da molti, e praticato da tutti. Quelle metafore, che hanno titolo di giocoso, lontane però in qualche parte dalla modestia morale; ascoltele come ti place; ma sappi, che la mia Intentione non è mai stata d'inserirvi l'oscenità; anzi d'indurti a compianger meco la depravata corutella del Secolo, nel quale la facoltà poetica, che altre volte fù stromento d'intimorir i tiranni con la Civiltà de Costumi, non trovi mezo per dilettarti che con la sfacciatagine de moti inhonesti. (preface, pp. 8-9)

41. CASTOREO , La guerriera spartana (Batti, 6 January 1654)

Vi fu . . . chi accusava [la guerriera] di furto per haverli osservato al lembo d'una Veste certo ornamento, che par tessuto ad'un'istesso telaro con quello d'un'altro: Mà di questo non se ne parli; perche potrò io bene difenderla quando occorresse. (preface)

42. NICOLÒ MINATO , Antioco (Giuliani, 21 January 1658)

Il Xerse, e l'Artemisia, fiachi delineamenti della mia penna, furono da tè compatiti fra le pompe sublimi del Felicissimo Teatro à SS. Gio: e Paolo: hora mi tocco pregarti à compatire questa mia Nuova debolezza, destinata al Teatro à S. Cassano. Sò che ti moverà sensi di curiosità la mutatione: rendila però sodisfatta col sapere, che con amatissimo Amico, che hà sortito, fin l'Anno trascorso, di far risplendere le sue meravigliose Virtù in quel Teatro, io non hò voluto tentar concorrenza, sì perche sarei rimasto perdente, come perche il mio costume regolato dalla rettitudine non usa di insidiare la Fortuna de gl'Amici. (preface)

43. MINATO , La caduta di Elio Seiano (Heredi Lena, 3 February 1667)

E se trovi chi s'esprima, che non gli vadano à senso, osserva, e vedrai esser persone di basso grado che non arrivano à concepire elevati sentimenti d'Anima Eroica. Rammentati, che le Rappresentationi di questi Drama furono dagl'Antichi inventate per insegnar la perfettion de' costumi onde l'Attioni, che vi si figurano, devono formarsi all'Idea di quelle che doverebbe essere, se non di quello che è (preface)

44. AURELIO AURELI , La costanza di Rosmonda , Favola Quinta (Valvasense, 15 January 1659)

a. Per non fastidirti con la lunghezza del Drama, hò levato nell'ultime prove tutto quello, che ho stimato superfluo; ma perche il primo Atto era già passato sotto il torchio della Stampa, ti prego a scusarmi, & à supplire con la velocità dello sguardo, dove non è potuto giunger à tempo la tardatà della penna a segnarti con i punti quei versa che non si cantano.

b. Nella scena XIV, dell'Atto Primo dove dice Clitennestra sopra una Loggia, s'è pensato di farla comparire in scena per esponerla à gli occhi di tutti, & in particolare à quelli, che saranno ne i palchi. (postscript, p. 91)


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45. AURELI , Antigona delusa da Alceste , Favola Settima (Batti, 15 January 1660)

a. Quanto sia facile ad ingannarsi l'opinione del Volgo, questa volta lo vedrai da gli effetti; mentre essendosi per la Città di Venetia diseminata una voce, che quest'anno non s'havrebbe recitato nel Teatro à SS. Gio: e Paolo, questo hà dato motivo à chi assiste al dominio, e protettione del medesimo Teatro di farti vedere nel breve corso di questo Carnevale, che non solo si recita, mà di più à comparir sù la Scena doi Drami. (p. 7)

b. . . . per la strettezza del tempo mi è convenuto aggiustare il Drama sopra le Scene (trattane sol una) sopra i medesimi Balli, e sù parte delle machine inventate dall'Illustrissimo Sig. Zaguri. (preface, p. 9)

46. AURELI , Le fatiche d'Ercole per Deianira , Favola Decima (Nicolini, 1662)

a. Sò d'essermi espresso più flare, ch'io scrivo per mero capriccio, e per obbedire à chi me lo comanda, e non per ambitione d'immortalarmi con quell'opere, che per essere tutte composte in Musica non hanno altro fondamento, che l'aria. . . .

b. Sono hoggidì le persone della Città di Venetia divenute così svogliate nè i gusti de i Drami, che non sanno più, che desiderar di vedere, ne l'intelletto di chi compone sà più, che inventare per acquistarsi gl'applausi de' spettatori, ò per incontrare la sodisfattione della maggior parte (che di tutti è impossibile).

c. Se tal ora non m'è riuscito il poter colpire nel segno, sappi, ch'anco non sempre hò havuto per potervi applicare quella opportunità di tempo, che si ricerca in simili compositioni. Che ciò sia veto lo vedrai dà gl'effetti, mentre spero, che in queste mie fatiche destinate per Ercole conoscerai la differenza, che v'è dallo scrivere in fretta, al componere con la mente quieta, e à bell'agio. Confesso d'essermi in queste affaticato più, che negl'altri miei Drami per incontrar il tuo genio. (preface, pp. 5-6)

47. AURELI , Gli amori d'Apollo e di Leucotoe , Favola Undecima (Nicolini, 8 January 1663)

Mi dichiaro che sono così capricciosi i geni del nostro secolo, & è sì difficile da contentarsi il Popolo di Venetia, satio hormai reso dalla rappresentatione di tanti Drami, ch'io non stimarei sproposito il fare degli spropositi, quando fossi sicuro, che questi dovessero dilettar gl'ascoltanti, e gradire a chi spende. (preface)

48. AURELI , Perseo , Favola Decimaterza (Nicolini, 1665)

Sò, ch'il gusto del Popolo di Venetia è arrivato à tal segno, che non sà più che bramar di vedere, nè i Compositori sanno più che inventar per sodisfar al capriccio bizarro di questa Città. (preface)

49. AURELI , Eliogabalo , Opera Decimaquarta (Nicolini, 10 January 1667 [1668])

Torno ad infastidirti con la mia debolezza: E quando credevo arrecarti men noia con un'altro Eliogabalo parto di sollevato ingegno già estinto, ornato di varie gemme di Veneta penna erudita, aggiustato da mè in qualche parte all'uso del genio corrente, & in fine nobilitato dalla Musica singolare del Signor Francesco Cavalli, m'è convenuto impensatamente per vigoroso commando di chi devo obbedire terminar frettolosamente questo mio Eliogabalo parto legitimo della mia penna in tutto diverso di costumi, e d'attioni dall'altro, qual già due anni principiai à componere con diligente studio di formar un Drama adeguato al tuo genio. (preface)

50. AURELI , Claudio Cesare , Opera Decimasesta (Nicolini, 27 December 1672)

a. Ti presento il mio Claudio ricco più di canzoni, e d'ariette, che d'accidenti. Basti il dire, che sia Drama per Musica. Che si può fare? s'oggi dì i capricci di Venetia così la vogliono, io procuro d'incontrar il lor gusto (preface).

b. Doppo stampata, e provata l'Opera sovra la Scena s'hà stimato bene l'abbreviarla in varie parti superflue; Onde sei pregato a trascorrer benignamente con l'occhio alquanti versi, e qualche


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Scena, che per maggior brevità si tralasciano, non havendo potuto apportarli per esser la stampa già fatta. Qui sotto leggerai anco trè ariette mutate, il tutto fatto à solo fine di cantar solo quello, che si vede, che possa maggiormente dilettar gl'Uditori.

c. Compatisci la difficoltà ch'oggidì provano li compositori nel poter sodisfare non solo à tanti capricci bizarri di questa Girtà; mà anco a gl'humori stravaganti de' Signori Musici recitanti. (postscript)

51. AURELI , Antigona delusa d'Alceste , Drama Rinovato (Curti/Nicolini, 18 January 1669 [1670])

Se qui dentro vi conoscerai repplicata alle rue orecchie la vaghezza di qualche sua arietta [del Ziani] date forse altre volte udita o in Venetia o alla grandezza di quella Corte Cesarea . . . considera cheil tutto s'è fatto a solo fine di maggiormente compiacerti. (preface)

52. FRANCESCO PICCIOLI , L'incostanza trionfante overo il Theseo (Giuliani/Batti, 16 January 1658)

L'autore [hà] con tutto lo studio evitato d'innestar in questo Drama quegl'intrecci, che sono stati, e sono communi à quasi tutte simili Compositioni. Non vi vedrai perciò, ne Lettere, ne Ritratti, ne Monili, ne Prencipi, ne Prencipesse in Habiti mentiti, ne Parti supposti da' Nutrici, ne altre pretese inventioni tali, che se bene si producono per nuove, e diverse, sono però sempre le stesse, nè possono certo più dilettare. Vi troverai bensì un'ordine continuato di simulationi, cabale, ed artificij, che caminano con puro passo Naturale, ò Politico, e che come spero non ti spiaceranno. (printer's second preface)

53. GIOVANNI MARIA MILCETTI , Hipsicratea , secondo musical drama (Batti, primo dell'anno 1660)

a. Quest'Opera è stata composta nella Badia delle Carceri; e di la transmessa foglio per foglio a Murano; secondo ricevea l'essere, e disponevasi nelle sue scene. Chi sà la distanza de' luoghi, non si darà maraviglia, se la vedrà con qualche varietà di versi, e parole tra lo stamparsi, e il rappresentarsi, poiche in effetto avanti si sia veduta compita, & organizzata di Poesia era di già animata di Musica, e di già cantava le sinfonie. (preface, p. 7)

b. Già, che la lontananza non mi dà d'essere così pronto per sovenire ai bisogni di questo mio Drama; mi contento, che V.S. v'inserisca le canzonette che mi descrive. Ben la prego di segnarle in Margine con una stellatta * overo con un segno ,, si come s'è usato in altre. E dico questo, perche si come non mi piace vestire il mio con gl'ornamenti de gl'altri; così godo in estremo, che sia distinto. (postscript)

54. ANON ., Achille in Sciro (Curti, 29 January 1664)

Se [questo Drama] non camina con le regole severe d'Aristotile, siegue la piacevole usanza del secolo, essendo questa una sorte di compositione nuova, ch'à differenza dell'antiche, hà più per fine il dilettevole, che l'utile. (printer's preface)

55. GIOVANNI FILIPPO APOLLONI , Argia (Nicolini, 13 January 1669)

Sentirai alcune ariette udite in altra occasione; ma perche sia noto, che furon prese da questo Drama vi si hanno lasciate si per essere di pochissimo numero, come anco di singolare esquisitezza. (printer's preface)


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